ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “DANTE ALIGHIERI” DI ROMA, 2016

La storia di Amì – Versi e musica della 1A e della 1D dell’ICS “Dante Alighieri” di Roma, 2016

La storia di Amì è stata composta nel 2016, in un laboratorio sulle tecniche compositive impiegate dai cantastorie siciliani da me coordinato con l’aiuto  interdisciplinare delle professoresse Cinzia Coluccelli, Immacolata Franzese e Luisa Pelagallo, dalla 1A e dalla 1D della scuola media dell’ICS Dante Alighieri di Roma che, in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore 2016, ha avuto l’originale idea di trasformare in piazza l’aula magna del loro istituto. I ragazzi hanno così messo in versi e musica La storia di Amì tratta da Il piccolo clandestino di Bruno De Marco (Ellepiesse, Napoli 2007) che ha come protagonista un loro coetaneo senegalese approdato in Italia su un pezzo di polistirolo lanciatogli dal padre un istante prima di morire nel naufragio. Amì e oggi accolto da una famiglia italiana che ha fatto l’inverosimile per fargli superare i traumi dell’emigrazione, gli smarrimenti, le esclusioni, le insidie del razzismo. Oltre alla ballata i ragazzi hanno così approntato un foglio volante ad uso del pubblico, come sono soliti distribuire i cantastorie all’arrivo nelle piazze, e il grande cartellone, dipinto su tela, che rappresenta a scene la vita del bambino senegalese sopravvissuto al tragico cammino della speranza e che i ragazzi della Dante hanno saputo trasformare in un poema che resta emblema inquietante del mondo di oggi e dei suoi drammi.

 

La storia di Amì

Testo

Foglio volante della Storia di Amì realizzato dai ragazzi della 1A e 1D dell’ICS “Dante Alighieri” di Roma nel 2016.

 

Non c’erano ombrelloni e pedalò,
non c’erano castelli sulla sabbia,
non è la stessa spiaggia, non è lo stesso mare
quest’anno è freddo e toccherà cambiare.

Gliel’ha rubata il buio della notte
e ormai quegli occhi sono scoloriti,
la luce più non trova e le parole
da quando è in quel paese senza Sole.

A Napoli dal Senegal da solo,
stretto nel mare ad un polistirolo
che nel naufragio prima di morire
a lui lanciò il papà per non mollare.

Ami ora vive
ma quella nave
ora è sepolta
sotto quel mare.
Dieci anni appena
mamma e papà
alti nel cielo
lo stanno a guardar.

Pensavano che a Napoli la fame
mordesse più leggera che a Dakar
perché lo zio Denim ora lì non moriva
vendendo sulle spiagge souvenir,

bracciali di perline colorate,
statue e anellini d’argento africano,
parei, teli da bagno, vestitini,
braccioli salvagente per bambini.

Ma in mezzo al mare Ami non ha nessuno,
nessuno che gli mette un bel bracciolo,
se adesso è salvo lo deve al papà
e a quel polistirol che l’ha porta’.

 

Il cartellone della Storia di Amì realizzato dai ragazzi della 1A e 1D dell’ICS “Dante Alighieri” di Roma nel 2016.

 

Ami ora piange
nell’ospedale,
nella famiglia,
nella sua classe.
Pensa la palma,
pensa la luna,
sogna il villaggio
che non c’è più.

Gianni e Lorella e tutto il loro amore
per lui una famiglia hanno creato,
la gioia dentro al cuore e con tanto calore
in pochi giorni Ami l’hanno adottato.

Ma adesso a casa odia la play station,
odia il silenzio, non guarda i cartoni,
si sente solo e non vuol stare solo,
odia il computer e le televisioni.

A Napoli non è come al paese,
come al villaggio suo senegalese,
dove gli zii, cugini, parenti ed amici
cantavano e ballavano felici.

Passa l’inverno,
la primavera
sboccia per tutti
ma non per lui,
carne non mangia,
lui è musulmano,
la Coca Cola
non beve più.

Ragazzi ora cerchiamo di capire
senza la lingua Ami nulla capiva
qui lui era un diverso, in mezzo agli italiani
un pesce fuor dall’acqua si sentiva.

«Che cosa voglion questi? – lui pensava –
Ma che strane domande che mi fanno!
Se a scuola non capisco manco il prof
neppure lor san dire sì in wolof!»

Però a Lorella e Gianni s’affeziona,
giorno per giorno un po’ si lascia andare
fin quando era d’estate un bel mattino
lui si convinse a rivedere il mare.

Mentre si tuffa
male si fece,
meno di niente
del suo passato.
«Salaamaalekun! Ciao!
Ei, no tu du? Come ti chiami?»
«Ami laa tuddu… Mi chiamo Ami…
Mangi joge… Sono di…»

Di Napoli o Dakar più non lo sa,
cosa dovrebbe dire al vu cumprà
che sotto al solleone «di dove sei?» gli chiede
e dentro Ami fa freddo e c’è la neve.

Non è il wolof, non è l’italiano,
non è il francese o il napoletano,
non trova più una lingua e il suo futuro
lo cerca indietro dove il mare è un muro.

E perso in quell’istante di paura
c’è chi gli grida: «Torna al tuo villaggio…»
anche volendo lì non può tornare
e qui capisce che non è nessuno.

Ami e Teresa
la stessa classe
fanno amicizia
senza Gianluca
che ora fa il bullo
«Negro e salame!»
dice ad Ami
ma è lui l’infame.

Mentre i compagni ridon tutti quanti
Ami e Teresa invece stanno seri,
Ami non vuol pensare, Ami vuole gioire
a calcio lui si sfoga e vuol giocare.

Anche Gianluca entra nella squadra
e quando Ami è a terra per un fallo
lui spinge il giocator che l’ha atterrato
dicendo: «Negro vedi come ti ho aiutato?»

Ma questa volta Ami più non ci vede
gli occhi son diventati lanciafiamme
a morsi, a schiaffi non gli fa domande
ed a Gianluca lo lascia in mutande.

Ami è sospeso
scappa da casa
Gianni e Lorella
pazzi ora sono.
Solo Teresa
dolce lo chiama
e lui ritorna
da chi lo ama.

Fermi sul campo sono i suoi compagni,
Gianni e Lorella lo stanno aspettando,
le squadre sono ferme, è fermo anche il pallone
e l’arbitro non fischia ed ha ragione.

Silenzio c’è in tribuna ed anche a scuola
lezione non si fa né ricreazione,
Napoli è ferma nessuno ha più un linguaggio
e all’orologio manca un ingranaggio.

Ma quando lì dal fondo della strada
Ami che corre si vede spuntare,
di nuovo gira il mondo senza freno
e d’ogni bimbo non può fare a meno.

Se bianco o nero
giallo o marrone
se rosso o verde
oppure blu.
Non ha importanza
qual è il colore,
solo la mano
che gli dai tu.

Non ha importanza
la religione,
solo quel bacio
che gli dai tu.

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Mauro Geraci

Author: Mauro Geraci

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