Io sono il cantastorie siciliano Mauro Geraci “chi ama la puisia e la paci”, scrisse in una dedica il grande poeta Ignazio Buttitta nel lontano 1982. Come la Sicilia di noi cantastorie, il mio sito vuol essere una Casa che diventa una Piazza poetica aperta al Mondo e sul Mondo. Tutt’altro che un’isola! Una piazza libera, politicamente scorretta, che ricerca la conoscenza reciproca, lo scambio di idee e opinioni e che rifugge da ogni pensiero unico, da ogni ortodossia morale, da ogni dogma, luogo comune o stereotipo. Quando vorrete, se vi farà piacere, potete entrare e fermarvi in Casa Geraci ad ascoltare storie e ballate, comiche o drammatiche, in siciliano o italiano, che compongo e canto con la mia chitarra invitandovi a riflettere sui drammi che infestano la contemporaneità in cui ci troviamo a vivere, se non a morire. Dal forum Piazza Geraci potrete anche aiutarmi attivamente a portare a termine le mie proposte di storie e ballate fornendomi notizie aggiuntive, testimonianze inedite, correzioni o avanzando voi stessi temi, vicende, argomenti che, come si diceva in Sicilia, meriterebbero “di faricci a canzuna”. Del resto, scriveva sempre il poeta Buttitta, il cantastorie non canta ciò che vuole ma ciò che pesca e ascolta dalla Piazza del popolo: “a chiazza è un puzzu, lu pueta cala u catu e tira acqua pulita”; “lu pueta è latru” è un “piscaturi cu li riti cunzati tutti li staciuni”. È una Piazza che, direbbe il mio grande Maestro Franco Trincale (il “provocantore”), punta a “far scuola”, a promuovere una riflessione disincantata e dialettica sui fatti che ci circondano, sulla storia in cui rischiamo di annegare e dalla quale la nostra voce risale a galla, forte a cantare. La Casa e la Piazza del cantastorie Geraci sono vostre…

Novità! Novità! Novità! Novità Novità!
Mauro Geraci. L’insostenibile leggerezza dell’app. Storie di fallite modernità

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Prego, ascoltate qui le ultimissime!

 SCARICALAPP!
Versi e musica di Mauro Geraci
Roma, 28 dicembre 2023

Con lo zuccherino delle tecnologie e delle loro potenzialità creative (per molti aspetti straordinarie) hanno finito per farci vivere sempre e per ogni cosa davanti e dentro gli schermi (dall’home banking fino al tutorial su come cambiare la lampadina alogena della propria macchina, dal mercatino per ogni cosa alle tasse, alla scienza, all’istruzione, ai consulti medici, psicologici, sentimentali e coniugali, alle ricette, alla magia nera ecc.. ecc… a mai finire). Noi siamo chiusi negli schermi e scarichiamo app mentre fuori succede di tutto; noi (specie i giovani) perdiamo fiducia nel portare avanti battaglie dai possibili risultati istituzionali (come lo furono quella per la riforma agraria, l’occupazione delle terre, per le 8 ore e poi per l’articolo 18 fino al divorzio ecc…) mentre fuori si giocano le partite reali. Insomma, questi social mi sembrano ben poco social e per nulla socialisti! Quindi è dal loro smantellamento che bisogna cominciare per costruire un mondo migliore. Perché, tutti i femminicidi che ci sono non sono fatti da ragazzini, più che patriarcali, come erroneamente si dice, completamente alienati, deboli, disadattati, incapaci di reggere la benché minima difficoltà, il minimo abbandono (Giulia a Filippo non l’aveva neppure lasciato, anzi si preoccupava di lui, voleva solo una pausa di riflessione e lui non ha sopportato neppure questo e l’ha uccisa)? E questa debolezza non è forse da imputare in gran parte alle esaltazioni finte dello schermo e alle logiche del laissez faire che dominano le nuove genitorialità, le nuove psicopedagogie… insomma gli schermi dei social, come del resto già scriveva nel 1991 il grandissimo sociologo Jean Baudrillard nello straordinario La trasparenza del male. Saggio sui fenomeni estremi, ci hanno del tutto reso immagini evanescenti, televisive, virtuali, prive di ogni effettivo potere corporeo (quindi vitale e mortale) e sociale. Tutti annullati in una globalità che cancella ogni diversità, ogni memoria, ogni possibilità di contrasto, direi quasi di vita democratica. Questo per dire che i primi veri antisocial non sono quelli che la pensano come me ma gli stessi social. NON C’E’ NULLA DI PIU’ ANTISOCIALE E NO SOCIAL DEI SOCIAL! La poesia e la musica però non le ha mai vinte nessuno, neppure le guerre, ed è per loro che io forse riesco ancora a sperare in qualche forma possibile di Restaurazione, di ritorno alle autonomie di dialetto, cultura, società, giustizia e pensiero, anche a partire dal 2024 per il quale vi faccio i miei più accorati AUGURI!

Testo
Se il 2023 t’ha lasciato a bocca amara,
se non sei più resiliente, come dire, alla caciara,
se la guerra t’ha guastato il Natale econormato,
se il pandoro che hai mangiato non è quello gettonato,
se ti manca solo il ponte per entrare nel futuro,
se ancor cara è la benzina per andare oltre quel muro,
se sei in gabbia nei profili, tra le sbarre dei social,
e se il mondo trasparente ti fa oggi tanto mal,
se col clima ch’è cambiato non ci son mezze stagioni,
se la banca non fa il mutuo per le arance ed i limoni,
se sei solo nella rete dallo schermo schiavizzato,
se le offerte / truffe te le impone ormai il mercato…

Scarica l’app della felicità,
scarica l’app che pace porterà,
scarica l’app che non ti fa incazzà,
scarica l’app e il sole brillerà,
scarica l’app e niente dovrai far,
scarica l’app l’amore tornerà,
scarica l’app per l’anno che verrà,
scarica l’app e avrai la libertà!


NON C’E’ NENTI DI CCHIU’ ANTISOCIAL DI LI STISSI SOCIAL!
…E VI LU DICI LU CANTASTORI SICILIANU MAURU GIRACI
CHI AMA LA PUISIA E LA PACI
E I CORNAZZI DI BISONTI
RUMPI A CHIDDI DI LU PONTI!

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RITORNO A CALAVA’. I COMPLICI DELL’INCENDIO
Versi e musica di Mauro Geraci
Gioiosa Marea, 22 ottobre 2023

La mia  feroce denuncia del terribile incendio che le solite, diaboliche mani hanno appiccato, due giorni fa, alla rocca e alle colline di Calavà, vicino Gioiosa Marea in provincia di Messina. Calavà, con le sue palme nane uniche e meravigliose, le querce da sughero e i ginepri, i falchi e le poiane costituiva un ecosistema preziosissimo e irripetibile, frutto dell’adattamento secolare all’ambiente marino. La denuncia, oltre che al grand’uomo che ha appiccato il fuoco e che sicuramente dopo è passato a controllare la buona riuscita del lavoro svolto, è rivolta ai complici più o meno diretti di tali incendi: i complici dei mass media che rompono i coglioni con le minchiate del cambiamento ambientale, delle emissioni industriali e non denunciano mai questi devastanti crimini; i giovani gretini del green tutti pronti a venderci app e auto elettriche e a differenziare munnizza mentre i boschi incustoditi (Calavà come Monte Pellegrino!) vengono lasciati in balia della mafia degli incendi; i complici della legge (poliziotti, giudici, guardie forestali, la cosiddetta protezione civile) tra le cui mani, viscide di sapone, questi fatti scivolano impuniti nel più veloce dimenticatoio. L’unica vittima: la NATURA che, come questo vostro Cantastorie, non dimentica e che, con tutto il cuore, invito a preparare una veloce, profondissima e meritata VENDETTA! Ed ecco a voi, dopo S’abbruciassiru i corna di qualche anno fa, l’amaro Ritorno a Calavà. I complici dell’incendio.

Testo



Li vrazza Calavà ci l’havi aperti
puru s’u focu ci abbruciau li ali
ma nuddu curri e i spiaggi su’ diserti
sulu lu mari chianci o’ funirali.

E li turisti e li villiggianti?
E li picciotti chitarra e falò,
quadiati sutta a rocca d’u livanti,
ora unni sunnu? Vi lu dicu iò!

A li citati dintra uffici e scoli,
belli ammucciati all’univirsità,
lu munnu green di app e di droni
studìanu mentri abbrucia Calavà.

Abbrucianu li cerzi e parmi nani,
jinipari, eucaulipti e mbriaculini,
‘rrustuti restanu i falchi e li puiani,
li cucchi, li buzzacchi e ocamarini.

Pumperi e canadeir pi tutta a notti
stutaru u focu e poi immancabilmenti
lu coru duci di li puliziotti:
“Ma s’a cu fu? Non si po’ fari nenti!”

Puru lu judici è sautafossa:
“Doppu ca u pigghiu chi ci pozzu fari?
Lu braccialettu a stentu cu la scossa
non mi si fuj d’i dumiciliari,

non mi si susi davanti a la partita
lassannu a pasta ‘o furnu e u pisci stoccu,
chi a Calavà la virità è cumprita:
l’incendiu u fici sulu lu sciroccu!

E non diciti si sapeva aieri,
ca si puteva u boscu survigghiari…
Lu ventu gira, vota e va nn’arreri
avvampa u focu e non si po’ firmari”.

Lu quatru allura ficiru pirfettu,
li sbirri, li pumperi e u magistratu,
e a letu visu si nni vaci a lettu
doppu ca cu la liggi ci ha ciusciatu.

Ora lu suli agghiorna nto disertu,
d’arreri u fumu chi ancora all’ariu va,
supra la machina ripassa lu cchiù ‘spertu:
“Bonu mi vinni u focu a Calavà!”

*

VIDEO DALL’INFERNO
La capretta uccisa ad Anagni parla del suo delitto condiviso
e alla fine fa gli auguri ai suoi assassini diciottenni

Versi e musica di Mauro Geraci
Gioiosa Marea, 2 settembre 2023

Questa è la ballata più difficile che mi sia trovato a scrivere in anni e anni che faccio il cantastorie. Ho trovato parole per denunciare guerre, ingiustizie, mafie, truffe, ipocrisie, pandemie ma questa volta a stento sono riuscito a scrivere qualcosa. Alla fine ho voluto rendere lo stesso gli auguri che la capretta avrebbe voluto fare, nell’agriturismo Sant’Isidoro di Anagni, a quel gruppo di diavoli minorenni e appena maggiorenni che, lo scorso 27 agosto 2023, erano lì per festeggiare i diciott’anni di uno di loro. La festa invece l’hanno fatta alla capretta sotto gli occhi neri, vitrei, ignoranti e indifferenti di tutti: presa a calci e pugni è stata poi gettata via nella boscaglia; prima però, per divertirsi e far divertire ancora di più, i diavoli hanno filmato, postato e condiviso con lo smartphone e sui social la Passione di questa Povera Crista! Trovo questo gesto più grave di qualsiasi altro fatto al mondo, come la copertura infame che i genitori (l’assessora di Fiuggi alle Politiche giovanili Laura Latini (sic!), poliziotti (sic!), altolocati della società “bene” di cui non fanno ancora i nomi) hanno dato ai loro diavoli invece di rinnegarli e rigettarli nell’inferno vero, nero da dove sono venuti a infestare il nostro mondo. Li reputo talmente indegni di stare al mondo che ho deciso di non riprendere nessuna foto di quelle già pubblicate dai giornali di questo delitto postato e condiviso dall’inferno nero fondo. Un fatto che, ancora, deve farci tragicamente riflettere su L’insostenibile leggerezza dell’app. Storie di fallita modernità, così come ho fatto in una chiavetta usb che prende il titolo da una mia ballata. Non se ne parla più perché riflettere su questo fatto metterebbe in profonda discussione una serie di poteri e certezze dati per irremovibili: i social, lo smartphone e la virtualità, la buona società del progresso che non ha remore a difendere figli-diavoli con menzogne indotte da avvocati senza scrupoli, la nostra legge che non  punisce, se non irrisoriamente, simili, cosmici delitti, mezzi d’informazione conniventi e votati ai silenzi imposti dal trasparente, sostenibile, irrefrenabile, cieco, sordo corso progressista della “modernità”.  Non sono io che parlo qui ma la Capretta di Anagni che, massacrata e uccisa, ora vuole fare lo stesso gli auguri ai suoi precoci assassini.

Testo
Mancu lu sacciu comu,
dintra l’agriturismu
comu mi vinni in menti
fidarimi di l’omu.

Forsi non c’era luna,
mi parsiru picciotti
ma a fistiggiari era
un pugnu i diavuluna.

Occhiu di luna non vidi,
occhiu di luna non luci,
occhiu di luna non senti,
occhiu di luna non chianci.

Di diciottanni a festa,
d’Anagni e Fiuggi sunnu,
su’ figghi di pulitici,
d’a pulizia ch’è fezza.

Mi vinni d’affacciari,
cu sapi, na carizza…
si cadi un viscutteddu,
finutu di manciari…

Occhiu di capra ti ridi,
occhiu di capra t’abbrazza,
occhiu di capra ti pensa,
occhiu di capra nun scorda.

Ma u brancu di caini
cavuci, pugna, corpa,
la mia agunia pustaru
cu li telefunini.

Viditivi nto schermu
ora ca mi scannastu,
dilittu cundivisu
c’un videu di l’infernu.

Occhiu di vitru c’annorba,
occhiu di vitru c’ammorba,
occhiu di vitru c’ammazza,
occhiu di vitru mudernu.

Na matri cu primura
dissi: “Ma stava mali…”
ed a sti criminali
ci misi la curuna.

Cchiù frisca di lu gigghiu
inveci era dda sira
e si fussi dda matri
iu rinnigassi u figghiu.

Occhi di matri cchiù vili,
occhi di matri cchiù spersi,
occhi di matri cchiù ‘nfami
occhi senza una matri.

Iu vinni pi l’auguri
e vi li fazzu u stissu
puru si mi lassastivu
carogna ‘ntra li ciuri.

‘Rraspativilli forti
vui ca li corna aviti
chi a diciottanni siti
cchiù morti di li morti.

Occhi ca sunnu vacanti,
occhi ca sunnu agghiaccianti,
occhi senza l’universu,
occhi d’un populu persu.

Video dall’inferno. La capretta uccisa ad Anagni parla del suo delitto condiviso
e alla fine fa gli auguri ai suoi assassini diciottenni

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“MURIU ME FRATI PI NUN FARI NENTI!”
Sulle assoluzioni nella trattativa Stato-Mafia
Versi e musica di Mauro Geraci

C’era da aspettarselo! Che vi credevate? La storia processuale della mafia non si smentisce mai! All’indomani della sentenza di Cassazione che, “per non avere commesso il fatto”, conferma l’assoluzione che ha visto imputati a Palermo, nel processo sulla trattativa Stato-mafia, gli ex ufficiali del Ros, Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno ed anche l’ex senatore Marcello Dell’Utri, ripropongo qui la mia ballata Muriu me frati pi non fari nenti che riprende le parole del grande Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, dette all’indomani della precedente assoluzione della Corte d’Appello per la quale “la trattativa ci fu” e “non è reato”. Oggi invece la Cassazione li ha assolti “per non avere commesso il fatto” e sono stati anche prescritti i reati che, al contrario, la sentenza d’appello considerava compiuti dalla controparte mafiosa di Bagarella e Cinà.

GRAZIE ALLA GIUSTIZIA ALL’ITALIANA!
E ORA… TUTTI AL MARE, TUTTI AL MARE…
COMPLIMENTI E AUGURI!

Io però, nel vergognarmi profondamente e silenziosamente della “giustizia” italiana, nel riproporvi quella stessa ballata scritta in occasione della prima assoluzione della corte d’appello ed esprimendo tutto il mio infinito sdegno per questa ennesima, rituale assoluzione, faccio mie le parole di Salvatore Borsellino riportate proprio ieri, 27 aprile 2023, da Antimafia Duemila. Informazioni su mafia, ‘ndrangheta e sistemi criminali connessi:

https://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/95155-trattativa-stato-mafia-sentenza-della-cassazione-ci-porta-indietro-di-trent-anni.html#:~:text=di%20Salvatore%20Borsellino,pi%C3%B9%20di%20trenta%20anni%20indietro.

“Assolti ‘per non avere commesso il fatto’, non perché “il fatto non costituisce reato” ma per non avere commesso il fatto, così recita una sentenza della Cassazione che ci riporta ai tempi di Corrado Carnevale, più di trenta anni indietro.
È una sentenza tombale, vengono prescritti anche i reati compiuti dalla controparte mafiosa, viene sancita la definitiva rinuncia dello Stato a fare Giustizia, ad accertare la Verità.
Il nostro Stato non è, e forse non è mai stato, uno Stato di diritto.
Siamo stati degli illusi a credere che lo Stato potesse processare sé stesso perché ‘il fatto’ c’è stato, ci sono state le stragi, c’è stato il furto dell’Agenda Rossa, ci sono stati i depistaggi ma non ci sono i colpevoli o meglio perché i colpevoli ci sono, ma sono dentro alle stesse strutture di questo Stato assassino e depistatore e quindi sono intoccabili.
Non è questo, non può essere questo lo Stato per cui ha sacrificato la vita mio fratello e solo per rispetto al suo sacrificio non posso e non devo aggiungere altro.
Non ho mai creduto alla Giustizia degli uomini, sono laico e non posso quindi confidare neanche nella Giustizia di Dio, non mi resta, nei pochi anni che mi restato da vivere, che la lotta, una lotta disperata, solitaria, senza speranza, per una Verità che continuerà ad essere occultata, vilipesa, negata dagli stessi assassini che mai, mai, potranno giudicare sé stessi”. Da Facebook, 27 aprile 2023.

Così invece Salvatore Borsellino, fratello di Paolo ucciso nella strage di Via D’Amelio proprio perché indagava sulla trattativa Stato-Mafia, aveva commentato le assoluzioni emanate dalla corte d’appello di Dell’Utri, De Donno, Mori e Subranni: “Paolo Borsellino non solo non è morto invano ma ha vissuto degnamente la sua vita, senza manie di protagonismo e perciò lasciando alle future generazioni l’esempio della onestà unita ad una irraggiungibile sapienza giuridica. Questo significa che mio fratello è morto per niente”. Io come cantastorie non posso che far mio e cantare questo stesso pensiero come unico commento alla recente sentenza di assoluzione.

Segui sul sito di Canzoni contro la guerra – https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=64714 – il dibattito scaturito da questa mia ballata.

Leggi il bell’articolo, ampio e ricapitolativo, di Stefano Baudino su L’Indipendente, 1 maggio 2023:
https://www.lindipendente.online/2023/04/28/no-la-trattativa-stato-mafia-non-puo-essere-smentita-dalla-cassazione/


La liggi emanau la so sintenza
doppu vint’anni di prucessu amaru
si misiru la manu nta cuscienza
li judici ‘i Palermu la sputaru.

È veru sì ci fu la trattativa
tra statu e mafia c’eranu li pisti
ma pi la liggi in definitiva
non fu reatu e ‘u fattu non sussisti.

Supra di l’arma calaru la cutri
tri pezzi grossi d’i carrabbineri
assolti foru assemi cu Dell’Utri
e ‘m paradisu puru lu stalleri.

Sss chi fai parri?
Sss chi fai ciati?
T’ha stari mutu ca la liggi è liggi.
Sss chi fai pensi?
Non ci fu reatu
dormi e riposa ogni magistratu.


‘Nveci Cinà nni fu ricunnannatu
ca di Riina ci purtau u Papellu
e Bagarella nni vinni arrestatu
vintisett’anni arreri ‘u cancellu.

Ora pi sempri ‘u cori ‘n santa paci
mittitivi ca lu Statu è pirfettu
li stragi ‘i Via d’Ameliu e di Capaci
cu sa cu fu ca fici lu prugettu.

Sulu ‘u fratuzzu i’ Paulu Bursillinu
apri la vucca e dici impunementi:
“Chista sintenza è scritta di Cainu
muriu me frati pi non fari nenti”.

Sss chi fai parri?
Sss non t’azzardari,
la virità la liggi fa triunfari.
Nenti c’ha statu,
nuddu ha trattatu
cripau la mafia e vinciu lu Statu.

*

FILASTROCCA DENA’ DENA’
Versi e musica di Mauro Geraci
Roma, gennaio 2023

Una semplice filastrocca che indica il peregrinare del boss Matteo Messina Denaro nei trent’anni di latitanza. Secondo uno schema ricorrente, dal bandito Giuliano, a Riina e Provenzano, il capomafia è stato preso (o, meglio, dato) in una prestigiosa clinica di Palermo. Dopo trent’anni e dopo la recentissima assoluzione di Dell’Utri, De Donno, Mori e Subranni di cui pochissimo s’è detto e di cui ho già scritto mettendo in musica le parole di Salvatore Borsellino – Muriu me frati pi non fari nenti! -, evidentemente l’accordo sul momento della fatidica consegna è stato raggiunto e Matteo Messina Denaro adesso è in carcere svolgendo il suo compito finale, quello di coprire chi è fuori, di depistare l’attenzione, di far credere che ancora la mafia sia quella “medievale” di cui lui viene presentato come epigone. Fuori, con ogni probabilità, continuano a nascondersi invece, nelle loro case borghesi con i cani e i gatti che saltano nei divani, i veri responsabili giudiziari, politici e morali, i gran pezzi deviati che hanno condotto la trattativa stato-mafia e che hanno ucciso Paolo Borsellino, più volte, anche dopo morto. Ancora hanno e possono avere la sfacciataggine di giocarsi la carta della mafia “medievale”, di lupare e coppole storte, perfetta per l’attuale, bassissima e smart temperie culturale, per coprire le nefandezze della trattativa stato-mafia che ha visto spargere il sangue di grandi uomini e assolvere Dell’Utri e i carabinieri De Donno, Mori e Supranni e invece, per lo stesso reato, condannare i mafiosi Cinà e Bagarella… adesso, a circa un anno dalla condanna in appello di Cinà, Bagarella & c. è arrivato il tempo di Messina Denaro e tutti credono che la mafia è ancora e sempre più lì, dentro quell’isoletta mentre invece (così com’è sempre stato) è fuori che, come scrive il padre dei poeti-cantastorie Ignazio Buttitta,

(…) ‘ngrassa e gonfia li purmuna,
si modirnizza e allarga li so riti
diventa dirigenti di partiti.
Tutti l’appalti e li concessioni
l’havi la mafia, la mafia disponi.
La mafia impera, cumanna e fa liggi,
lu statu duna e la mafia siggi.

Sono proprio loro i piloni della nuova abbuffata del ponte sullo Stretto… sull’Europa, sull’Atlantico, sul Pacifico! E sono stati regolarmente eletti  nello sfacelo più totale.. Ormai l’obbiettivo l’hanno raggiunto: la nuova mafia è legalizzata e trasparente, completamente invisibile; quella vecchia ancora può servire se sta bella che muta, malata, in cella o in televisione come specchietto per le allodole… riflettete su come si stanno giocando Messina Denaro a livello mediatico? Come fosse un vaccino! Sentite anche i commenti lucidissimi, amarissimi, commoventi del grande Salvatore Borsellino: https://www.youtube.com/watch?v=RUzAMVv6Pec. Ormai che Messina Denaro è dentro siete sicuri che la mafia non c’è e non ci sarà mai più? Brindate, brindate pure nei lieti, trasparenti calici della modernità!

 


Testo

Dove sarà sarà sarà
dove sarà Messina Denà?
Pigghia u cafè nel novantatrè
a lu tiatru novantaquattro
vaci a la missa novantacinque
gira i musei novantasei
gioca a tressette novantasette
nto ferribbottu nel novantotto
giù nell’androne novantanove
in piazza sfila entra il duemila
al Tg1 duemilaeuno
al Tg2 duemilaedue
al Tg3 duemilaetre
a Rete Quattro duemilaequattro
Canale Cinque duemilaecinque
scia ad Ortisei duemilaesei
puru a La7 duemilaesettete
gioca a lu lotto duemilaeotto
al bar lo trovi duemilaenovi
a cavaceci nto duemilaedieci
nta lu varberi nto duemilaeundici
si fa lo shopping duemilaedodici
esami clinici duemilaetridici
duemila medici nta lu quattordici
pinnuli e farmaci duemilaechinnici
si fa la dialisi duemilaesidici
cu lu tenenti e diciassetti
spara lu botto trasi u diciotto
fora al balconi nto diciannovi
strinci li denti duemilaeventi
parra cu uno duemilavintunu
trasi in procura nto ventidue
vince Sanremo nel ventitre
pigghialu, afferralu carabbiniè.

Ti prego pigghialu carrabbinè,
dai che da solo s’è messo in manè
e se in galera per sempre vivrà
fuori la mafia mai più ci sarà ah ah ah!