Io sono il cantastorie siciliano Mauro Geraci “chi ama la puisia e la paci”, scrisse in una dedica il grande poeta Ignazio Buttitta nel lontano 1982. Come la Sicilia di noi cantastorie, il mio sito vuol essere una Casa che diventa una Piazza poetica aperta al Mondo e sul Mondo. Tutt’altro che un’isola! Una piazza libera, politicamente scorretta, che ricerca la conoscenza reciproca, lo scambio di idee e opinioni e che rifugge da ogni pensiero unico, da ogni ortodossia morale, da ogni dogma, luogo comune o stereotipo. Quando vorrete, se vi farà piacere, potete entrare e fermarvi in Casa Geraci ad ascoltare storie e ballate, comiche o drammatiche, in siciliano o italiano, che compongo e canto con la mia chitarra invitandovi a riflettere sui drammi che infestano la contemporaneità in cui ci troviamo a vivere, se non a morire. Dal forum Piazza Geraci potrete anche aiutarmi attivamente a portare a termine le mie proposte di storie e ballate fornendomi notizie aggiuntive, testimonianze inedite, correzioni o avanzando voi stessi temi, vicende, argomenti che, come si diceva in Sicilia, meriterebbero “di faricci a canzuna”. Del resto, scriveva sempre il poeta Buttitta, il cantastorie non canta ciò che vuole ma ciò che pesca e ascolta dalla Piazza del popolo: “a chiazza è un puzzu, lu pueta cala u catu e tira acqua pulita”; “lu pueta è latru” è un “piscaturi cu li riti cunzati tutti li staciuni”. È una Piazza che, direbbe il mio grande Maestro Franco Trincale (il “provocantore”), punta a “far scuola”, a promuovere una riflessione disincantata e dialettica sui fatti che ci circondano, sulla storia in cui rischiamo di annegare e dalla quale la nostra voce risale a galla, forte a cantare. La Casa e la Piazza del cantastorie Geraci sono vostre…
Prego, ascoltate qui le ultimissime!
THE BOARD OF PEACE
Versi e musica di Mauro Geraci
Roma, 1 marzo 2026
Dal Board of Peace all’attacco in Iran condotto dai due fuhrer del mondo: Netanyahu e Trump.
Invito all’ascolto tutte le istituzioni governative e ambasciate americane, statunitensi, israeliane, italiane nel mondo.
Ambasciata degli Stati Uniti
Ambasciata italiana negli Usa
a Israele senza tanti riti
il mio sdegno vi porti la Musa.
Con il Board of Peace ch’è sorto
della storia continua il dolor
mentre voi non cambiate mai volto
del pianeta bastardi invasor.
Sangue indiano la vostra bandiera
gronda ancora da secoli forte,
Nagasaki la tinse assai nera,
Hiroashima la tinse di morte.
Poi la storia divenne più lunga,
dalla mafia hanno appreso ben l’arte
e l’America le granfe le allunga
dall’Italia alla Luna ed a Marte.
D’esportare la democrazia
lor si vantan su tutta la terra
mentre invece la vil tirannia
loro esportan con l’odio e la guerra.
In Vietnam coi fucili al napalm,
mentre in Cile la Cia Pinochet
ce lo mise e poi mise in Iraq
Bin Laden e Saddam Hussein.
L’attentato alle torri gemelle
ma chissà chi condusse quel gioco,
le faranno più alte e più belle
sulla spiaggia di Gaza tra poco,
quando ogni palestinese
sarà ucciso e scacciato dal mondo
dai due fuhrer di Usa e Israele
che una stella una svastica son!
“Tu ti pigli Crimea e Donbass,
io in Groenlandia mi faccio la casa,
in Iran non ti rompo più il cass
e voi il cass non rompetemi a Gaza”.
Ed invece nel cuor della notte
Israele l’Iran ha bombardato
Trump ride e in tv se ne fotte
se una scuola in pieno han centrato.
I bambini son centosettanta
a Theran nei sacchi han sepolto
mentre Trump la pace decanta
che all’Iran la testa gli ha tolto.
Khamenei il tiranno hanno ucciso
al suo posto chi andrà già lo sanno
Netanyahu con Trump un sorriso
l’occhiolino a distanza si fanno.
Con la scusa del Board of Peace
loro voglion le terre più ricche
però i pochi che non sono fis
ai due ladri rispondono picche.
Perché pace per loro vuol dire
dittatura del neoliberismo
e il diverso non può che sparire
per l’America fare trionfar.
Perché pace vi sia e non più guerra
il disarmo ci vuole in futuro
Netanyahu vada via dalla terra
e anche Trump con un missile in culo!
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IL MIO SOGNO VENEZUELANO
Versi e musica di Mauro Geraci
Ho sempre pensato che gli Stati Uniti d’America fossero un paese fondato sul sangue, sulla morte, sul colonialismo feroce, sullo sterminio, sull’invasione, sullo strapotere, sull’imperialismo, sull’illegalità, sull’assolutismo che non si smentisce mai: dal genocidio degli Indiani d’America (davano le coperte infettate al vaiolo per sterminarli…), all’appoggio dato da Nixon Boia e dalla Cia al golpe guidato in Cile nel 1973 da quel farabbutto e criminale di Pinochet, fino al sostegno dato prima a Bin Laden e Saddam Hussein, ad arrivare all’odierna, inaudita invasione armata del Venezuela che, ancora una volta, risponde alle ragioni schifose della guerra e non del diritto internazionale e della diplomazia. L’America, unico paese di merda che si è permesso di sganciare la bomba atomica, sta distruggendo ancora il Mondo perché, oltre a essere di merda, è un paese di morte. La straordinaria bellezza della cultura americana (penso a Woody Guthrie, alla protest song, al blues, al country, al jazz, alla letteratura, al grande cinema) è solo quella di reazione, che è stata edificata spessissimo da “colonizzati” o “americanizzati” che hanno patito oltre ogni limite lo strisciante totalitarismo angloamericano. Per questo, stanotte, ho fatto un sogno all‘anc’all’ariu, così come si dice in inglese. Ho sognato che l’Italia di Matterella e Meloni decidesse oggi di bombardare l’America, la Casa Bianca, per irrompere nella camera da letto dove dorme con la moglie e destituire il bisonte cornutazzo di Trump portandolo in Italia per giudicarlo, nel tentativo, quindi, d’insegnare all’America come si campa, la pace, la democrazia e, soprattutto, la Civiltà. Ecco qui di seguito il testo di questo mio sogno che ho musicato ispirandomi alle note di Maria Antonia, un canto del noto cantante folk venezuelano Gualberto Ibarreto.
Meloni a Mattarella stanotti m’inzunnai
ca ci diceva prestu: “Ccà semu ammenzu i guai!
Sergiuzzu miu arruspigghiati chi ccà nn’hamu a spicciari,
stanotti a Casa Bianca l’avimu a bumbardari.
A ddu gran pezzu i fangu di Trump l’hamu a svigghiari
cu so mugghieri u Trunzu ccà prestu hamu a purtari.
Chiamai Regina Coeli e apreru già l’ingressu,
li judici l’aspettanu pi faricci u processu.
Gravi sunnu l’accusi, l’Italia vumitau
quannu un disertu Gaza fici cu Netanyahu,
e tra ‘ntrallazzi d’armi e crimini di guerra
stu gran malutirannu cumanna nta la Terra,
abbusu di putiri e turbamentu d’asta
sta malacarni i Trump havi li manu ‘m pasta
ammenzu a tutti i cosi, l’affari cchiù cuntorti
iddu cavalca ‘n testa st’AMERICA DI MORTI!
Pirciò forza Sergiuzzu, pigghiamulu p’i corna
stu Trump malidittu ‘ccussì cchiù non mi torna,
e mentri i Stati Uniti si ‘nzignanu a campari
paci e demucrazia nui ci l’hamu a purtari”.
‘Ccussì m’arruspigghiai cchiù friscu nta lu visu
pinsannu ca l’Italia è u veru Paradisu,
tantu ca vosi scriviri stu sognu e non si perda
pi non diminticari st’AMERICA DI MERDA!
ECCO LA CIVILISSIMA RISPOSTA DI GUSTAVO PETRO, PRESIDENTE DELLA COLOMBIA,
A DONALD TRUMP
Ecco la civilissima risposta del Presidente della Colombia, Gustavo Petro, a quel gran manciatariu di Trump, arrivata il 5 gennaio 2026. È arrivata la risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa e alle accuse deliranti di essere un “narcotrafficante” da parte di Donald Trump e del suo governo. Ed è una risposta di enorme forza politica e monumentale dignità che tutto il mondo dovrebbe leggere. Specie certi scendiletto e “cheerleader” di casa nostra. “Smetta di calunniarmi, signor Trump. Non è così che si minaccia un presidente latinoamericano salito al potere attraverso la lotta armata e, in seguito, grazie alla lotta per la pace del popolo colombiano. Mi accusate falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina. Ma io non possiedo un’auto, né proprietà all’estero; continuo a pagare il mutuo con il mio stipendio. È ingiusto, e io combatto contro l’ingiustizia. (…) Il Presidente della Colombia è il comandante supremo delle forze militari e di polizia colombiane per ordine costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha elaborato dopo aver deposto le armi durante l’insurrezione. (…) Nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo forgiato un patto: la nuova Costituzione della Colombia, che mirava a costruire uno Stato sociale governato dallo Stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo. Ebbene, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate, e sempre sotto la protezione della Costituzione, ho ordinato il più grande sequestro di cocaina nella storia del mondo. Ho avviato un importante programma di sostituzione volontaria delle colture da parte dei coltivatori di co*a. Il processo ha interessato 30.000 ettari di co*a ed è la mia massima priorità come politica pubblica. Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. (…) Se bombardano i contadini, migliaia di guerriglieri si solleveranno sulle montagne. E se arrestassero il presidente che gran parte del mio popolo ama e rispetta, scatenerebbero la rabbia del popolo. Da questo momento in poi, ogni soldato in Colombia ha ricevuto un ordine: qualsiasi comandante delle forze armate che preferisca la bandiera statunitense a quella colombiana verrà immediatamente rimosso dall’istituzione per ordine della truppa e mio. La Costituzione impone alle forze armate di difendere la sovranità popolare. Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un’arma dopo l’accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio. Non sono un figlio illegittimo, né un trafficante di droga. Ho una fiducia enorme nel mio popolo, ed è per questo che gli ho chiesto di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Mi fido del popolo e della storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore. Quindi sappia che ha di fronte un comandante del popolo. Libera la Colombia per sempre. Invece di andare a catturare un presidente latinoamericano con riserve petrolifere limitate, perché avete bloccato l’approvvigionamento di petrolio, condannato la gente alla fame e innescato l’esodo che ha raggiunto il vostro Paese, vi avrei accompagnato a catturare Netanyahu, il leader genocida”.
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