Io sono il cantastorie siciliano Mauro Geraci “chi ama la puisia e la paci”, scrisse in una dedica il grande poeta Ignazio Buttitta nel lontano 1982. Come la Sicilia di noi cantastorie, il mio sito vuol essere una Casa che diventa una Piazza poetica aperta al Mondo e sul Mondo. Tutt’altro che un’isola! Una piazza libera, politicamente scorretta, che ricerca la conoscenza reciproca, lo scambio di idee e opinioni e che rifugge da ogni pensiero unico, da ogni ortodossia morale, da ogni dogma, luogo comune o stereotipo. Quando vorrete, se vi farà piacere, potete entrare e fermarvi in Casa Geraci ad ascoltare storie e ballate, comiche o drammatiche, in siciliano o italiano, che compongo e canto con la mia chitarra invitandovi a riflettere sui drammi che infestano la contemporaneità in cui ci troviamo a vivere, se non a morire. Dal forum Piazza Geraci potrete anche aiutarmi attivamente a portare a termine le mie proposte di storie e ballate fornendomi notizie aggiuntive, testimonianze inedite, correzioni o avanzando voi stessi temi, vicende, argomenti che, come si diceva in Sicilia, meriterebbero “di faricci a canzuna”. Del resto, scriveva sempre il poeta Buttitta, il cantastorie non canta ciò che vuole ma ciò che pesca e ascolta dalla Piazza del popolo: “a chiazza è un puzzu, lu pueta cala u catu e tira acqua pulita”; “lu pueta è latru” è un “piscaturi cu li riti cunzati tutti li staciuni”. È una Piazza che, direbbe il mio grande Maestro Franco Trincale (il “provocantore”), punta a “far scuola”, a promuovere una riflessione disincantata e dialettica sui fatti che ci circondano, sulla storia in cui rischiamo di annegare e dalla quale la nostra voce risale a galla, forte a cantare. La Casa e la Piazza del cantastorie Geraci sono vostre…

Saluti libertari. Prego, entrate!

*

FILASTROCCA DENA’ DENA’
Versi e musica di Mauro Geraci
Roma, gennaio 2023

Una semplice filastrocca che indica il peregrinare del boss Matteo Messina Denaro nei trent’anni di latitanza. Secondo uno schema ricorrente, dal bandito Giuliano, a Riina e Provenzano, il capomafia è stato preso (o, meglio, dato) in una prestigiosa clinica di Palermo. Dopo trent’anni e dopo la recentissima assoluzione di Dell’Utri, De Donno, Mori e Subranni di cui pochissimo s’è detto e di cui ho già scritto mettendo in musica le parole di Salvatore Borsellino – Muriu me frati pi non fari nenti! -, evidentemente l’accordo sul momento della fatidica consegna è stato raggiunto e Matteo Messina Denaro adesso è in carcere svolgendo il suo compito finale, quello di coprire chi è fuori, di depistare l’attenzione, di far credere che ancora la mafia sia quella “medievale” di cui lui viene presentato come epigone. Fuori, con ogni probabilità, continuano a nascondersi invece, nelle loro case borghesi con i cani e i gatti che saltano nei divani, i veri responsabili giudiziari, politici e morali, i gran pezzi deviati che hanno condotto la trattativa stato-mafia e che hanno ucciso Paolo Borsellino, più volte, anche dopo morto. Ancora hanno e possono avere la sfacciataggine di giocarsi la carta della mafia “medievale”, di lupare e coppole storte, perfetta per l’attuale, bassissima e smart temperie culturale, per coprire le nefandezze della trattativa stato-mafia che ha visto spargere il sangue di grandi uomini e assolvere Dell’Utri e i carabinieri De Donno, Mori e Supranni e invece, per lo stesso reato, condannare i mafiosi Cinà e Bagarella… adesso, a circa un anno dalla condanna in appello di Cinà, Bagarella & c. è arrivato il tempo di Messina Denaro e tutti credono che la mafia è ancora e sempre più lì, dentro quell’isoletta mentre invece (così com’è sempre stato) è fuori che, come scrive il padre dei poeti-cantastorie Ignazio Buttitta,

(…) ‘ngrassa e gonfia li purmuna,
si modirnizza e allarga li so riti
diventa dirigenti di partiti.
Tutti l’appalti e li concessioni
l’havi la mafia, la mafia disponi.
La mafia impera, cumanna e fa liggi,
lu statu duna e la mafia siggi.

Sono proprio loro i piloni della nuova abbuffata del ponte sullo Stretto… sull’Europa, sull’Atlantico, sul Pacifico! E sono stati regolarmente eletti  nello sfacelo più totale.. Ormai l’obbiettivo l’hanno raggiunto: la nuova mafia è legalizzata e trasparente, completamente invisibile; quella vecchia ancora può servire se sta bella che muta, malata, in cella o in televisione come specchietto per le allodole… riflettete su come si stanno giocando Messina Denaro a livello mediatico? Come fosse un vaccino! Sentite anche i commenti lucidissimi, amarissimi, commoventi del grande Salvatore Borsellino: https://www.youtube.com/watch?v=RUzAMVv6Pec. Ormai che Messina Denaro è dentro siete sicuri che la mafia non c’è e non ci sarà mai più? Brindate, brindate pure nei lieti, trasparenti calici della modernità!

 


Testo

Dove sarà sarà sarà
dove sarà Messina Denà?
Pigghia u cafè nel novantatrè
a lu tiatru novantaquattro
vaci a la missa novantacinque
gira i musei novantasei
gioca a tressette novantasette
nto ferribbottu nel novantotto
giù nell’androne novantanove
in piazza sfila entra il duemila
al Tg1 duemilaeuno
al Tg2 duemilaedue
al Tg3 duemilaetre
a Rete Quattro duemilaequattro
Canale Cinque duemilaecinque
scia ad Ortisei duemilaesei
puru a La7 duemilaesettete
gioca a lu lotto duemilaeotto
al bar lo trovi duemilaenovi
a cavaceci nto duemilaedieci
nta lu varberi nto duemilaeundici
si fa lo shopping duemilaedodici
esami clinici duemilaetridici
duemila medici nta lu quattordici
pinnuli e farmaci duemilaechinnici
si fa la dialisi duemilaesidici
cu lu tenenti e diciassetti
spara lu botto trasi u diciotto
fora al balconi nto diciannovi
strinci li denti duemilaeventi
parra cu uno duemilavintunu
trasi in procura nto ventidue
sutta lu nasu nel ventitre
pigghialu, afferralu carabbiniè.

Ti prego pigghialu carrabbinè,
dai che da solo s’è messo in manè
e se in galera per sempre vivrà
fuori la mafia mai più ci sarà ah ah ah!

*

IL SOGNO DI VINCENZO
ovvero la tragedia di Casamicciola (25 novembre 2022)

Versi e musica di Mauro Geraci

L’altro giorno, alla Rai, TG2 Post del 30 novembre 2022 (https://www.rainews.it/rubriche/tg2post/video/2022/11/TG2-Post-del-30112022-281d976c-94ca-4720-9042-beda0f796b6e.html), ho sentito l’attuale presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, giustificare l’attuale progetto governativo di riaprire l’iter per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina che diventerebbe così “attrattore per altri investimenti strategici”. Lo faceva con un ragionamento che considero quantomeno indelicato e provocatorio nei confronti di quanti (a partire dalle vittime di Casamicciola) ogni giorno continuano a patire  la carenza, la fatiscenza, l’inesistenza delle infrastrutture del Sud, in ogni settore, da quello dell’istruzione ai trasporti, da quello dei rifiuti agli interventi sempre declamati e mai realizzati per mettere, come si dice oggi, “in sicurezza” città, paesi, uomini e donne dai pericoli di smottamenti, frane, alluvioni, disastri ambientali, terremoti. E che dire della malasanità? E dei viadotti e ponti che crollano da Genova a Himera, ne vogliamo parlare? Occhiuto criticava chi (come me) ritiene scandalosa la costruzione del Ponte sullo Stretto, anche perché, soprattutto in un periodo di crisi nera e inflazione rossa come questo, bisognerebbe dare precedenza a opere ben più urgenti e necessarie che richiederebbero l’indirizzamento di tutti i finanziamenti del caso. Casamicciola è l’ultima tragedia che, in tal senso, canta da sola! dopo Sarno (su cui scrisse nel 1999 Franco Trincale https://www.youtube.com/watch?v=gjciJi0Aqho), Giampilieri e Scaletta Zanclea del 2009 (su cui scrissi io Fauci di fangu) e innumerevoli altre. Il presidente, tuttavia, faceva osservare come, negli anni Sessanta, prima di costruire l’autostrada Salerno-Reggio Calabria l’opinione diffusa in Italia fosse quella di non farla subito, dando così priorità ad altri investimenti ritenuti anche allora più urgenti. A suo avviso, specie nel Sud, ci saranno così delle cose sempre più urgenti da fare prima del fatidico e mirabile ponte. Ponte che, al contrario, per la violenza ambientale e mafiosa del suo giro d’impresa, mi ricorda Il ponte del diavolo studiato da Alfonso M. Di Nola, come il Ponte sulla Drina di Ivo Andrić e Il ponte a tre archi di Ismail Kadare, quali subdoli corridoi di sviluppo economico, d’unione e di pace rivelatesi complici dell’invasività, del dominio e della mafia ottomana, nella fattispecie. Trovo il ragionamento di Occhiuto agghiacciante proprio rispetto ai sogni che i meridionali continuano a nutrire, quelli di poter vivere in un Sud più organizzato e sicuro, con i soldi investiti laddove servono e non nei vortici neri, non dello Stretto che è e deve rimanere Azzurro, ma del Ponte. Secondo il consiglio di Occhiuto, Vincenzo, vittima di Casamicciola (forse più di quanto lo sono la moglie e il figlio oggi sepolti sotto il fango), dopo anni e anni di emigrazione nelle fabbriche tedesche più che una vita “normale” nella sua Ischia dovrebbe sognare, appunto, il Ponte sullo Stretto! Dai “consigli per gli acquisti” ai “consigli per i sogni”, grazie, grazie mille! “Consigli” che fanno di nuovo venire in mente il controllo onirico ottomano, ancora ben rappresentato da un capolavoro di Ismail Kadare, Il palazzo dei sogni. Per ciò mi piacerebbe sentire il parere dei morti e dei morti-vivi di Casamicciola, proprio sul ragionamento espresso l’altro giorno al TG2 Post dal presidente della Regione Calabria circa la ripresa di quest’opera sulla cui “eccezionalità” molto s’è detto e ancora si dirà, nei secoli dei secoli. Con l’invito a scrivermi, allora vi canto in questo breve video Il sogno di Vincenzo, ovvero la tragedia di Casamicciola (25 novembre 2022).


Testo

Il bed and breakfast l’aveva aperto
Vincenzo appena col figlio e la moglie,
dopo vent’anni di catena amara
in una fabbrica al nord, in Germania.

A Casamicciola era il suo sogno
nella casetta che il padre e la madre
gli avean lasciato ed ora giocondo
dava l’alloggio ai turisti del mondo.

Oggi il suo sogno è sepolto dal fango
assieme al figlio e alla moglie e lui è solo,
senza l’Italia, senza l’Europa,
senza lo Stato ed il ciel non c’è più.

Per giunta c’è chi stringendolo al petto
gli dice: “Scorda quel sogno che fu.
Presto faremo il Ponte sullo Stretto
se tu lo sogni ti tiri un po’ su”.

Il sogno di Vincenzo è stata inserita dalla rivista
Il Cantastorie on line (https://www.rivistailcantastorie.it/notizie-dalla-rete-e-dintorni/),
come nell’ultimo numero (dicembre 2022) del Notiziario
del Circolo Gianni Bosio (http://www.circologiannibosio.it/)
che ringrazio di cuore. Grazie!

*
A SURGIVA D’U MARI
Al mio Maestro Luigi M. Lombardi Satriani

Versi e musica di Mauro Geraci

Con estrema dolcezza e sapendo che prima o poi sarei riuscito a scriverla, me l’aveva richiesta mesi prima di partire affinché avesse avuto il piacere di ascoltarla in anticipo. Io invece solo adesso, a quattro mesi dalla scomparsa, riesco a superare il dolore trovando qualche parola cantata che spero degna d’essere dedicata al mio grande, straordinario Maestro, Luigi M. Lombardi Satriani. La canzone qui presente, A surgiva d’u mari, vuol essere così solo il primo passo poetico-musicale verso un componimento di più ampio respiro sulla sua personalità, sul suo studio antropologico, sul suo fondamentale impegno culturale, politico e civile da sempre attentissimo alla letteratura, allo spettacolo, alla canzone narrativa e di protesta come al sapere critico di noi cantastorie. Si tratta d’una sintonia preziosissima sulla quale, già nel 2002, avevo incentrato in forma ironica e divertente il Cuntrastu tra l’antropologo e u viddanu ma che sarà oggetto di un mio prossimo e approfondito saggio storico-antropologico. Sintonia, quella col mondo dei cantastorie, iniziata già nel 1958 quando s’accostò a Cicciu Busacca con Annabella Rossi e proseguita poi con Franco Trincale, Ignazio Buttitta, Otello Profazio, Rosa Balistreri e me stesso fino al 2022. Senza il suo incoraggiamento e sostegno il mio lavoro antropologico sui cantastorie – confluito soprattutto ne Le ragioni dei cantastorie. Poesia e realtà nella cultura popolare del Sud,  Il Trovatore, Roma 1998 – non avrebbe potuto compiersi. Un amore, quello tra il mio Maestro e i Cantastorie, pienamente condiviso nell’esercizio di un comune sguardo critico sul mondo misto di pietà, sapere e lotta. Per te, mio eterno Maestro, A surgiva d’u mari.

Luigi M. Lombardi Satriani nel documentario Rai “Turno C. Canzone operaia” realizzato nel 1974 da Paolo Luciani con la collaborazione del cantastorie Franco Trincale.

Testo

Un sulu lampu nta l’occhi
e nni capevamu già
ca pi campari a stu munnu
ci voli granni pietà.

E la pietà si conquista
s’ascuti a tia ca stai mutu
ammenzu a fudda chi passa
chi tanta gioia ti dà.

Ma quantu voti a me lingua ci dissi:
“Pigghiamu u ponti ca è drittu pi ddà”.
Iddu mi dissi: “Lu ponti non servi,
lu giru è longu e tu sulu ‘un c’a fa.

Servi na navi china di puisia
si voi passari lu Scillaecariddi,
si voi truvari la vera surgiva
di stu gran mari ca nuddu la sa.

Ah ah ah ah…
si voi truvari la vera surgiva
di tuttu u mari ca nuddu la sa”.

E nn’abbrazzammu a duettu,
iddu mi desi la manu,
mi dissi: “Contracurrenti
canta pi jiri luntanu.

A lu livanti e punenti,
ai mariscialli e sirgenti,
ai varvasapii e saccenti
non dari cuntu pi nenti”.

L’anima avia d’un veru liuni,
cchiù di li nobili e di li baruni,
e a mia ogni ghiornu spinceva a circari
unni si trova a surgiva d’u mari.

Doppu tant’anni difatti a truvai:
lu mari scula di l’occhi a la genti,
lu chiantu azzurru contra a lu distinu
quannu u Maistru ti mori vicinu.

Ah ah ah ah…
lu chiantu azzurru contra a lu distinu
quannu u Maistru ti mori vicinu.


Traduzione italiana
Un solo lampo negli occhi / e ci capivamo già /
che per campare in questo mondo / ci vuole grande pietà.

E la pietà si conquista / se ascolti te che stai muto /
in mezzo alla folla che passa / che tanta gioia ti dà.

Ma quante volte la mia lingua gli disse / “Pigliamo il ponte che è dritto per là”.
Lui mi disse: “Il ponte non serve, / il giro è lungo e tu da sol non ce la fai.

Serve una nave piena di poesia / se vuoi passare lo Scillaecariddi, /
se vuoi trovare la vera sorgiva / di questo mar che nessuno la sa.

Ah ah ah ah…
se vuoi trovare la vera sorgiva / di questo mar che nessuno la sa”.

E ci abbracciammo a duetto, / e lui mi diede la mano, /
mi disse: “Controcorrente / canta se vuoi andar lontano.

Al levante e al ponente, / al maresciallo e al sergente, /
al presuntuoso e al saccente / non dare conto per niente”.

L’anima aveva di un vero leone, / più d’ogni nobile e d’ogni barone, /
e me ogni giorno spingeva a cercare / dove si trova la sorgente del mare.

Dopo tant’anni così la trovai: / il mare cola dagli occhi alla gente, /
il pianto azzurro contro al destino / quando il Maestro ti muore vicino.

Ah ah ah ah…
il pianto azzurro contro al destino / quando il Maestro ti muore vicino.

Ascolta e/o scarica

A surgiva d’u mari. Per il mio Maestro Luigi M. Lombardi Satriani

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“MURIU ME FRATI PI NUN FARI NENTI!”
Sull’assoluzione nella trattativa Stato-Mafia
Versi e musica di Mauro Geraci

Così Salvatore Borsellino, fratello di Paolo ucciso nella strage di Via D’Amelio proprio perché indagava sulla trattativa Stato-Mafia, ha commentato le recenti assoluzioni di Dell’Utri, De Donno, Mori e Subranni: “Paolo Borsellino non solo non è morto invano ma ha vissuto degnamente la sua vita, senza manie di protagonismo e perciò lasciando alle future generazioni l’esempio della onestà unita ad una irraggiungibile sapienza giuridica. Questo significa che mio fratello è morto per niente”. Io come cantastorie non posso che far mio e cantare questo stesso pensiero come unico commento alla recente sentenza di assoluzione.

Segui sul sito di Canzoni contro la guerra – https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=64714 – il dibattito scaturito da questa mia ballata.


La liggi emanau la so sintenza
doppu vint’anni di prucessu amaru
si misiru la manu nta cuscienza
li judici ‘i Palermu la sputaru.

È veru sì ci fu la trattativa
tra statu e mafia c’eranu li pisti
ma pi la liggi in definitiva
non fu reatu e ‘u fattu non sussisti.

Supra di l’arma calaru la cutri
tri pezzi grossi d’i carrabbineri
assolti foru assemi cu Dell’Utri
e ‘m paradisu puru lu stalleri.

Sss chi fai parri?
Sss chi fai ciati?
T’ha stari mutu ca la liggi è liggi.
Sss chi fai pensi?
Non ci fu reatu
dormi e riposa ogni magistratu.


‘Nveci Cinà nni fu ricunnannatu
ca di Riina ci purtau u Papellu
e Bagarella nni vinni arrestatu
vintisett’anni arreri ‘u cancellu.

Ora pi sempri ‘u cori ‘n santa paci
mittitivi ca lu Statu è pirfettu
li stragi ‘i Via d’Ameliu e di Capaci
cu sa cu fu ca fici lu prugettu.

Sulu ‘u fratuzzu i’ Paulu Bursillinu
apri la vucca e dici impunementi:
“Chista sintenza è scritta di Cainu
muriu me frati pi non fari nenti”.

Sss chi fai parri?
Sss non t’azzardari,
la virità la liggi fa triunfari.
Nenti c’ha statu,
nuddu ha trattatu
cripau la mafia e vinciu lu Statu.