Io, cantastorie

Primo quadro del cartellone de La baronessa di Carini dipinto da Mauro Geraci.

Meglio di queste righe la mia doppia vita di cantastorie e di antropologo dei cantastorie la troverete da me stesso condensata in poesia e cantata nella ballata Io, cantastorie che ha dato anche titolo a un mio CD. Qui, invece, vi darò solo qualche notizia sul mio lavoro assieme artistico e scientifico.

Sono Professore ordinario di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, è sono l’autore de Le ragioni dei cantastorie. Poesia e realtà nella cultura popolare del Sud (1997, Premio Scanno per le Tradizioni Popolari), primo studio sistematico delle prospettive spettacolari e conoscitive dei poeti-cantastorie siciliani e de Il silenzio svelato. Rappresentazioni dell’assenza nella poesia popolare in Sicilia (2002). Da molti anni a questa parte mi sembra anche di essere riconosciuto quale attento interprete e continuatore dei cantastorie siciliani e, come tale, protagonista di una fiorente attività spettacolare che mi ha visto lavorare a fianco di famosi poeti-cantastorie quali Vito Santangelo (di cui nel 2006 ho curato anche l’autobiografia La mia vita di cantastorie), Franco Trincale e Fortunato Sindoni. Segretario dell’associazione culturale Il Mondo dei Cantastorie, con Trincale ho pubblicato il cd ‘A chiazza fa scola. Radici e frutti di due cantastorie siciliani (2000) e Io, cantastorie contenente la ballata Sangu e Sapienza sul caso Marta Russo, per la quale, nel 2000, ho ricevuto a Motteggiana (Mantova) il I Premio dei cantastorie Giovanna Daffini. Nel 2004 e nel 2016 ho anche ottenuto l’annuale Trofeo Turiddu Bella destinato ai cantastorie dal Comune di Siracusa e dal Centro per lo Studio delle Tradizioni Popolari Turiddu Bella. Come cantastorie ho partecipato a manifestazioni di primo livello tra cui la storica Sagra Nazionale dei Cantastorie di Sant’Arcangelo di Romagna, la rassegna musicale dell’Istituto Italiano di Cultura e del Musikmuseet di Stoccolma con Franco Trincale e a programmi radiotelevisivi quali, ad esempio, Unomattina di Rai 1, Radio 3 Suite, L’idealista, Fahrenheit  e Chiodo fisso di Rai Radio 3. Nel 2019, a Ginevra, ho anche partecipato, come studioso e cantastorie, alla straordinaria mostra La fabrique des contes organizzata dal MEG – Musée d’Ethnograpgie de Gèneve – e alla mostra sugli stagionali in Svizzera Nous, saisonniers, saisonnières, Gèneve 1931-2019 allestita dal Collège du Travail. A Roma, nel 2019, ho anche coordinato presso il Museo delle Civiltà e l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi una mostra e una conferenza-concerto per ricordare il grande cantastorie Cicciu Busacca a trent’anni dalla scomparsa. Attualmente sto anche lavorando alla cura e allo studio della produzione poetica del mio maestro Franco Trincale che, prossimamente, con un mio saggio antropologico introduttivo, verrà pubblicata nel volume Pensu, chiudu l’occhi e scrivu.

Capo D’Orlando (Messina) 1996. Mauro Geraci canta al termine della presentazione de Le ragioni dei cantastorie. Foto di Antonello Ricci.

Dal 2016, con il gruppo musicale L’Albero della Libertà e in collaborazione con il Circolo Gianni Bosio di Roma, ho partecipato a numerosi spettacoli – tra questi Maledetti studenti italiani che la guerra l’avete voluta dedicato alla storia della prima guerra mondiale attraverso l’autobiografia del soldato siciliano Vincenzo Rabito pubblicata da Einaudi col titolo di Terra matta – in sedi prestigiose quali il Teatro Torlonia e Vascello di Roma, il Teatro dell’Affratellamento e San Salvi di Firenze. Da ricordare anche la densa attività laboratoriale che, ormai da quasi trent’anni, svolgo nelle scuole e università, italiane ed estere, al fine di mostrare le potenzialità conoscitive e didattiche sviluppate dai cantastorie: tra questi il laboratorio realizzato nel 2008 presso la Facoltà di Filologia dell’Università di Graz (Austria) e quello che nel 2017, presso l’Istituto Comprensivo Dante Alighieri di Roma, ha dato vita alla Storia di Amì, storia di un ragazzo senegalese sbarcato a Lampedusa che due classi di scuola media hanno composto e rappresentato sulla base di testimonianze dirette. Attualmente sto coordinando presso  l’Istituto Comprensivo Ennio Quirino Visconti di Roma un progetto Per chi crea con finanziamento SIAE, relativo alle potenzialità didattiche della canzone narrativa, del rap e delle particolari disposizioni comunicative e conoscitive dei poeti-cantastorie.

Riposto (Catania), casa del cantastorie Leonardo Strano, 1993. Mauro Geraci canta con la chitarra appartenuta al grande maestro dei cantastorie siciliani Orazio Strano. Foto di Tonino Cusmà.

Dal 2002 ho anche rivolto il mio interesse antropologico all’Albania, dove la letteratura e la canzone narrativa giocano un ruolo centrale nella ridefinizione della memoria storica del paese in rapporto alle trasformazioni politico-sociali contemporanee. Da qui lo studio Prometeo in Albania. Passaggi letterari e politici di un paese balcanico (2014) e la cura, assieme all’archivista Simonetta Ceglie, dell’autobiografia della prima grande scrittrice albanese, Musine Kokalari, La mia vita universitaria. Memorie di una scrittrice albanese nella Roma fascista (1937-1941). In corso ho un’ampia ricerca sulla vita e l’opera letteraria di Robert Prifti che, nel segreto della sua casa, ha composto in un italiano eccezionale, poesie e romanzi che, nel complesso, costituiscono una potentissima, capillare denuncia delle infime strategie attraverso cui il regime comunista ha mantenuto in Albania l’assoluto dominio per mezzo secolo.

Milano 1998, casa del cantastorie Franco Trincale. Mauro Geraci conversa con il suo maestro.

 

Milano 2000, Circolo Arci Bellezza. Mauro Geraci canta durante il concerto in ricordo di Luigi M. Straniero, con la chitarra storica regalata a Franco Trincale nel 1969 dagli operai milanesi.