Il mio sogno venezuelano

Testo

IL MIO SOGNO VENEZUELANO
Versi e musica di Mauro Geraci
Roma, 4 gennaio 2026

Ho sempre pensato che gli Stati Uniti d’America fossero un paese fondato sul sangue, sulla morte, sul colonialismo feroce, sullo sterminio, sull’invasione, sullo strapotere, sull’imperialismo, sull’illegalità, sull’assolutismo che non si smentisce mai: dal genocidio degli Indiani d’America (davano le coperte infettate al vaiolo per sterminarli…), all’appoggio dato da Nixon Boia e dalla Cia al golpe guidato in Cile nel 1973 da quel farabbutto e criminale di Pinochet, fino al sostegno dato prima a Bin Laden e Saddam Hussein, ad arrivare all’odierna, inaudita invasione armata del Venezuela che, ancora una volta, risponde alle ragioni schifose della guerra e non del diritto internazionale e della diplomazia. L’America, unico paese di merda che si è permesso di sganciare la bomba atomica, sta distruggendo ancora il Mondo perché, oltre a essere di merda, è un paese di morte. La straordinaria bellezza della cultura americana (penso a Woody Guthrie, alla protest song, al blues, al country, al jazz, alla letteratura, al grande cinema) è solo quella di reazione, che è stata edificata spessissimo da “colonizzati” o “americanizzati” che hanno patito oltre ogni limite lo strisciante totalitarismo statunitense. Per questo, stanotte, ho fatto un sogno all‘anc’all’ariu, così come si dice in inglese. Ho sognato che l’Italia di Matterella e Meloni  decidesse oggi di bombardare l’America, la Casa Bianca, per irrompere nella camera da letto dove dorme con la moglie e destituire il bisonte cornutazzo di Trump portandolo in Italia per giudicarlo, nel tentativo, quindi, d’insegnare all’America come si campa, la pace, la democrazia e, soprattutto, la Civiltà. Ecco qui di seguito il testo di questo mio sogno che ho musicato ispirandomi alle note di Maria Antonia, un canto del noto cantante folk venezuelano Gualberto Ibarreto.

Meloni a Mattarella stanotti m’inzunnai
ca ci diceva prestu: “Ccà semu ammenzu i guai!
Sergiuzzu miu arruspigghiati chi ccà nn’hamu a spicciari,
stanotti a Casa Bianca l’avimu a bumbardari.
A ddu gran pezzu i fangu di Trump l’hamu a svigghiari
cu so mugghieri u Trunzu ccà prestu hamu a purtari.
Chiamai Regina Coeli e apreru già l’ingressu,
li judici l’aspettanu pi faricci u processu.

Gravi sunnu l’accusi, l’Italia vumitau
quannu un disertu Gaza fici cu Netanyahu,
e tra ‘ntrallazzi d’armi e crimini di guerra
stu gran malutirannu cumanna nta la Terra,
abbusu di putiri e turbamentu d’asta
sta malacarni i Trump havi li manu ‘m pasta
ammenzu a tutti i cosi, l’affari cchiù cuntorti
iddu cavalca ‘n testa st’AMERICA DI MORTI!

Pirciò forza Sergiuzzu, pigghiamulu p’i corna
stu Trump malidittu ‘ccussì cchiù non mi torna,
e mentri i Stati Uniti si ‘nzignanu a campari
paci e demucrazia nui ci l’hamu a purtari”.
‘Ccussì m’arruspigghiai cchiù friscu nta lu visu
pinsannu ca l’Italia è u veru Paradisu,
tantu ca vosi scriviri stu sognu e non si perda
pi non diminticari st’AMERICA DI MERDA!

CIVILISSIMA RISPOSTA DI GUSTAVO PETRO, PRESIDENTE DELLA COLOMBIA, A TRUMP
Ecco la civilissima risposta del Presidente della Colombia, Gustavo Petro, a quel gran manciatariu di Trump, arrivata il 5 gennaio 2026.
È arrivata la risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa e alle accuse deliranti di essere un “narcotrafficante” da parte di Donald Trump e del suo governo. Ed è una risposta di enorme forza politica e monumentale dignità che tutto il mondo dovrebbe leggere. Specie certi scendiletto e “cheerleader” di casa nostra. “Smetta di calunniarmi, signor Trump. Non è così che si minaccia un presidente latinoamericano salito al potere attraverso la lotta armata e, in seguito, grazie alla lotta per la pace del popolo colombiano. Mi accusate falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina. Ma io non possiedo un’auto, né proprietà all’estero; continuo a pagare il mutuo con il mio stipendio. È ingiusto, e io combatto contro l’ingiustizia. (…) Il Presidente della Colombia è il comandante supremo delle forze militari e di polizia colombiane per ordine costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha elaborato dopo aver deposto le armi durante l’insurrezione. (…) Nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo forgiato un patto: la nuova Costituzione della Colombia, che mirava a costruire uno Stato sociale governato dallo Stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo. Ebbene, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate, e sempre sotto la protezione della Costituzione, ho ordinato il più grande sequestro di cocaina nella storia del mondo. Ho avviato un importante programma di sostituzione volontaria delle colture da parte dei coltivatori di co*a. Il processo ha interessato 30.000 ettari di co*a ed è la mia massima priorità come politica pubblica. Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. (…) Se bombardano i contadini, migliaia di guerriglieri si solleveranno sulle montagne. E se arrestassero il presidente che gran parte del mio popolo ama e rispetta, scatenerebbero la rabbia del popolo. Da questo momento in poi, ogni soldato in Colombia ha ricevuto un ordine: qualsiasi comandante delle forze armate che preferisca la bandiera statunitense a quella colombiana verrà immediatamente rimosso dall’istituzione per ordine della truppa e mio. La Costituzione impone alle forze armate di difendere la sovranità popolare. Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un’arma dopo l’accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio. Non sono un figlio illegittimo, né un trafficante di droga. Ho una fiducia enorme nel mio popolo, ed è per questo che gli ho chiesto di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Mi fido del popolo e della storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore. Quindi sappia che ha di fronte un comandante del popolo. Libera la Colombia per sempre. Invece di andare a catturare un presidente latinoamericano con riserve petrolifere limitate, perché avete bloccato l’approvvigionamento di petrolio, condannato la gente alla fame e innescato l’esodo che ha raggiunto il vostro Paese, vi avrei accompagnato a catturare Netanyahu, il leader genocida”.

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Author: Mauro Geraci

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